
Una lunga striscia di colori diventa qui lo spazio di una grande piazza. Piazza di possibilità, di memorie, di progetti.
Perché, qui, ciascuno sa di poter portare un pezzo di sé stesso, di casa, di storia. E di anima.
Ovunque vada, l’uomo si porta dentro una scia di colore e la fa diventare feconda se la dona agli altri. Perché l’anima ha da sempre affidato ai colori, essenziali e potenti come lei, il compito di parlare di sé stessa. Bastano due o tre macchie di colore ed ecco la bandiera: niente, come la bandiera, fabbrica appartenenza e comunità.
In questa striscia di terra, allora, la comunità ritrova se stessa, si appartiene, medita, si diverte, si esalta.

Alla comunità piacciono i colori diversi, perché le piace mettere insieme le diversità, che sono risorse.
Tra i colori dell’allestimento, domina quello di un sole carico d’amore, dove l’anima può prendere in prestito tutto ciò che vuole.
Un sole che riunisce ciò che è stato separato, e poi distribuisce ad ognuno tutto quello che ha riunito.
La regia del sole compatta l’opera e fa di questo posto uno spazio pronto a diventare il luogo dove succedono le cose, dove incontrando l’altro si incontra se stesso.
Ed anche uno spazio bello, un calisteo.
Un bello non statico e bloccato, ma in costante rinnovamento. Dove non si blocca la vita con la pretesa di rassicurante staticità, ma si va a cercare l’incrocio di nuove forme, nuovi colori, nuove anime.
Uno spazio dove cresce la gioia di esserci e di dare un pezzo di sé, uno spicchio del proprio colore.
Perché tutto ciò che non è dato è perduto.
Arch. Matteo Di Cuonzo


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